L’integrazione di Gemini in Google Home sta per fare un salto di qualità anche nel nostro Paese: dopo mesi di attesa, Google ha ufficialmente avviato l’espansione del programma di accesso anticipato in Europa e nell’area Asia-Pacifico, e l’Italia è tra i mercati coinvolti già da questa settimana.
Gemini for Home arriva in Europa: ecco i Paesi e le lingue supportate
A confermarlo è stato direttamente Anish Kattukaran, CEO di Google Home, che ha annunciato l’avvio di una nuova fase di distribuzione che coinvolge in totale 16 nuovi Paesi: Australia, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Si tratta di un’espansione significativa rispetto al percorso finora seguito da Google, che aveva debuttato con Gemini for Home negli Stati Uniti verso fine 2025, estendendolo poi a Canada e Messico prima di arrivare in Europa.
Sul fronte linguistico, l’assistente supporta ora 10 lingue: danese, olandese, inglese, francese, tedesco, italiano, giapponese, norvegese, spagnolo e svedese. Le sette lingue di nuova aggiunta, tra cui ovviamente l’italiano, si affiancano a inglese, giapponese e spagnolo già presenti. Un passaggio tutt’altro che secondario, visto che la comprensione della lingua è alla base di qualsiasi interazione naturale con la smart home.
Il rilascio non è immediato per tutti, ma ci sono segnali chiari di un’accelerazione: Google ha iniziato a smaltire più rapidamente la coda degli iscritti al programma di accesso anticipato, aumentando il numero di attivazioni giornaliere. Chi si è già registrato tramite l’app potrebbe quindi ricevere l’accesso prima del previsto. Per chi non lo avesse ancora fatto, la procedura è semplice: basta aprire l’ultima versione dell’app Google Home, accedere al proprio profilo, entrare nelle impostazioni della casa e raggiungere la sezione “Accesso in anteprima”. Quando l’upgrade diventa disponibile, compare una notifica dedicata da cui è possibile avviare la configurazione, dopodiché Gemini viene abilitato su tutti i dispositivi idonei presenti in casa, compresi quelli aggiunti successivamente.
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Funzionalità, miglioramenti tecnici e piani in abbonamento
Google non si è limitata all’espansione geografica, lavorando in parallelo anche sul fronte delle prestazioni. I comandi più comuni per la domotica, come “accendi le luci”, beneficiano ora di una riduzione della latenza fino al 40%, con risposte decisamente più pronte. Ma le novità non si fermano alla velocità: Gemini introduce anche comandi più granulari sugli elettrodomestici, permettendo ad esempio di impostare livelli specifici di umidità o di preriscaldare un forno connesso a una temperatura precisa. Anche la gestione dell’illuminazione diventa più espressiva, con l’assistente che è in grado di interpretare richieste come “metti le luci del colore dell’oceano” traducendole in scene luminose coerenti.
Tra le altre novità spicca la riduzione della verbosità nelle risposte per operazioni rapide come timer e sveglie, e l’introduzione delle cosiddette sveglie legate agli eventi: è possibile impostare un allarme collegato, ad esempio, all’inizio della partita della propria squadra, senza dover specificare un orario esatto. Sul fronte della sicurezza domestica, una delle funzioni più interessanti è Live Camera Search, che a differenza dei tradizionali avvisi di movimento consente di fare domande specifiche su ciò che sta accadendo in tempo reale attraverso le telecamere Nest. Infine, anche i bambini con account Google supervisionati potranno accedere a Gemini for Home.
Per quanto riguarda i costi, in Italia sono disponibili due piani in abbonamento. Il piano Standard è proposto a 10 €/mese o 100 €/anno e include Gemini Live, Ask Home, 30 giorni di cronologia video e avvisi smart dalle videocamere, ed è gratuito per gli abbonati Google AI Pro. Il piano Advanced, a 18 €/mese o 180 €/anno, aggiunge le funzionalità di Gemini per le videocamere, i riepiloghi con Home Brief e la cronologia video ricercabile tramite Ask Home.
Vale la pena segnalare che non mancano feedback contrastanti da parte di chi ha già avuto accesso alla fase di test: alcuni utenti riportano ritardi fino a 10 secondi su comandi di base e routine che impiegano minuti per attivarsi, giudicando l’esperienza attuale inferiore rispetto a Google Assistant. Google ha riconosciuto la necessità di miglioramenti continui, e l’aumento della velocità di risposta rientra chiaramente tra le priorità dichiarate di questo nuovo ciclo di aggiornamenti.

