Un video arrivato da Shanghai sta facendo il giro del web: qualcuno chiede a un robot umanoide di piangere e, pochi secondi dopo, una lacrima gli scende davvero lungo il volto. Si chiama Yansyn-X2 e pone una domanda scomoda, dove finisce l’ingegneria e dove comincia il disagio.
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Come funziona il robot che piange su comando
A costruirlo è Yanxi Technology, azienda cinese con sede a Ningbo, che ha realizzato una macchina capace di lacrimare su richiesta grazie a un’architettura tecnica su tre livelli. Il primo è un algoritmo di intelligenza artificiale che analizza il contesto della conversazione e il tono della voce per capire quando una risposta emotiva è appropriata. Quando il sistema intercetta un linguaggio triste o empatico, entra in gioco il secondo livello: i componenti bionici sotto il volto in silicone medicale si muovono e compongono un’espressione mesta. Il terzo livello è un sistema microfluidico separato che fa comparire le lacrime all’angolo degli occhi.
Fonti diverse aggiungono precisione al quadro: il robot genera lacrime iper-realistiche in modo autonomo attraverso un sistema microfluidico capillare ad alta precisione e un fluido lacrimale biomimetico, che lascia orbite umide e scie sul volto in silicone. L’architettura, definita “cervello-cervelletto”, combina memoria multi-strato e modelli emotivi autonomi con un apprendimento auto-supervisionato 3D, il cui compito è convertire le emozioni in movimenti facciali precisi, con lacrime di intensità variabile.
La versione attuale è un modello statico, non un robot che cammina, anche se riesce a girare la testa, seguire le persone con lo sguardo e gesticolare con le braccia. Per il futuro l’azienda punta a sostituire i servomotori con muscoli bionici, in modo da ottenere cambiamenti di espressione più fluidi e vari. Resta da capire perché farlo. Uno studio pubblicato nel 2023 su Frontiers ha rilevato che i robot che mostrano espressioni facciali coerenti con il tono emotivo di una conversazione vengono giudicati più simpatici, affidabili e umani rispetto a quelli che non mostrano alcuna espressione o ne mostrano una sbagliata. È la cosiddetta affective computing, la disciplina che insegna alle macchine a riconoscere, interpretare e rispondere alle emozioni umane. L’obiettivo dichiarato non è ingannare nessuno facendogli credere che un robot provi davvero tristezza, ma rendere l’interazione più naturale. Vedere una macchina riempirsi di lacrime piazza chi guarda dritto in mezzo alla uncanny valley, quello spazio scomodo in cui qualcosa sembra quasi umano, ma non fino in fondo.
Yanxi Technology, un piano industriale ambizioso
Dietro il volto che piange c’è una strategia delineata. Yanxi Technology ha presentato il Yansyn-X2 in occasione dell’inaugurazione ufficiale dell’azienda nel Qianwan New Area, alla fine di aprile, mentre i video delle lacrime sono emersi dalla Inclusion Conference on the Bund di Shanghai del 2026. La conferenza si è tenuta da mercoledì a sabato con il tema “Building the AI Economy Together”: un forum principale, oltre 40 sotto-forum e un’esposizione tecnologica di quasi 15.000 metri quadrati con più di 300 espositori del settore scientifico-tecnologico. Il fondatore dell’azienda, Zhang Kai, ex product manager di Alibaba con una laurea in psicologia all’Università di Jilin, ha una visione precisa del progetto:
Il volto è il display di una persona.
La roadmap annunciata procede a tappe serrate: produzione di massa del modello entro quest’anno, introduzione della tecnologia a pupilla variabile entro la fine del 2026 e, nel 2027, sistemi di movimento ibridi che combinano motori e muscoli artificiali. Sul fronte del mercato, gli analisti guardano con interesse al potenziale impatto sociale di questa tecnologia, che potrebbe svolgere un ruolo nel fornire supporto emotivo, soprattutto per la crescente popolazione anziana cinese, stimata in circa 400 milioni di persone. Gli esperti del settore prevedono inoltre che il mercato globale dei componenti di espressione bionica possa crescere rapidamente, raggiungendo un valore stimato di circa 2,7 miliardi di euro entro il 2030, con le aziende cinesi già in posizione di leadership in questo spazio.
Non solo lacrime: la corsa degli umanoidi
Il Yansyn-X2 è l’ultimo tassello di un’ondata di sviluppo che corre su più binari. Al CES 2026 le aziende di robotica hanno mostrato macchine con obiettivi diversi tra loro. Il CLOiD di LG piega e ordina la biancheria, con una certa calma. L’Allex di WIRobotics tiene in mano oggetti fino a circa 3 chili e compie gesti riconoscibili con le mani. L’Onero H1 di SwitchBot si è guadagnato il riconoscimento di miglior robot della fiera per aver fatto esattamente ciò che ci si aspetterebbe da queste macchine, ovvero caricare la lavatrice, invece di scrivere e dipingere al posto degli esseri umani.
Altri traguardi nel corso dell’ultimo anno hanno dell’incredibile. Ai secondi World Humanoid Robot Games di Pechino, il robot Tiangong Ultra ha corso i 100 metri in 9,39 secondi, battendo il record umano di Usain Bolt fermo a 9,58. Japan Airlines ha iniziato a testare a maggio un android per la movimentazione dei bagagli all’aeroporto di Haneda, con l’obiettivo di compensare la riduzione della forza lavoro del Paese. Il NEO di 1X, robot domestico da 20.000 dollari, promette di imparare le faccende di casa, anche se all’inizio ha ancora bisogno di operatori umani in teleoperazione che lo controllino attraverso le sue telecamere. Il quadro che emerge è quello di un’industria che spinge su velocità, destrezza, utilità e credibilità emotiva: macchine che saltano, piegano asciugamani e ora piangono si avvicinano sempre di più alla vita quotidiana, con alcune capacità che si accoglierebbero volentieri e altre che continuano a lasciare inquieti.

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