Apple aveva accarezzato per anni l’idea di un piano capace di ricaricare i dispositivi ovunque li si appoggi, salvo poi doverla abbandonare. Oggi un maker l’ha riportata in vita trasformandola in una scrivania completa: si chiama AirPower Desk e arriva dal canale HTX Studio.

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Una sola bobina mobile al posto di 600 fisse

Il punto di partenza è un limite noto a chiunque abbia usato un caricabatterie wireless tradizionale: bisogna allineare lo smartphone alle bobine a induzione con una precisione quasi millimetrica, e basta un centimetro di scarto per ritrovarsi con il telefono scarico. Per superarlo l’autore ha puntato su una copertura totale della superficie di lavoro. La strada più ovvia, disporre circa 600 bobine fisse sotto il piano, avrebbe però comportato costi insostenibili e un impatto ecologico eccessivo.

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La soluzione adottata è un compromesso elegante: una singola bobina mobile motorizzata che scorre liberamente sotto il piano in legno, con un sistema di movimento a due assi simile a quello di un pen plotter. Motori passo-passo azionano viti a ricircolo di sfere e portano il caricatore wireless in qualsiasi coordinata X/Y. Il primo prototipo sfruttava una telecamera sospesa per tracciare le coordinate tridimensionali del telefono e inviarle ai motori di posizionamento, ma questo schema ha mostrato subito dei limiti: lentezza nel posizionamento della piastra, un accumulo disordinato di cavi di alimentazione mobili e un’estetica troppo piatta per un ufficio moderno. Per risolvere il problema del cablaggio è stato sviluppato un sistema personalizzato con avvolgicavo a doppia estremità, che accompagna l’estensione del motore e riavvolge i cavi sotto il piano. Lo stesso autore ammette comunque che usare guide lineari commerciali preesistenti avrebbe semplificato e velocizzato la realizzazione.

La versione finale mostra una complessità notevole, sia strutturale sia d’interfaccia. Lo schermo trasparente integrato nel pannello visualizza un’animazione interattiva: quando si appoggia uno smartphone sul legno, compare un gatto luminoso che si sposta virtualmente verso il dispositivo per avviare l’erogazione energetica. Se i terminali posizionati sono più di uno, la bobina si muove rapidamente da uno all’altro per caricarli a turno; in modalità di riposo, invece, la piastra scorre sotto la tastiera per alimentarla tramite una bobina ricevente dedicata. Agli angoli della struttura sono state collocate due bobine fisse aggiuntive, pensate per i dispositivi secondari che restano in pianta stabile.

Dall’AirPower cancellato da Apple a due mesi di lavoro

Per capire da dove arriva questa idea bisogna tornare al 2017, quando Apple presentò AirPower con la promessa di poter appoggiare i dispositivi compatibili in qualsiasi punto del tappetino, senza doverli allineare a una singola bobina. Il progetto fu però cancellato nel 2019 a causa di problemi tecnici difficili da aggirare, tra cui il surriscaldamento e le interferenze tra le bobine: l’azienda spiegò all’epoca che il prodotto non soddisfaceva i suoi standard. Il maker di HTX Studio ha voluto riprendere quel concetto e portarlo su scala ancora più ampia, estendendolo all’intera superficie di una scrivania.

Il lavoro complessivo ha richiesto circa due mesi, e un dettaglio dice molto su come si è evoluto il progetto: quando la seconda versione è stata completata, la ricarica wireless era ormai diventata solo una parte di un sistema molto più articolato. Il risultato è quello che HTX Studio chiama AirDesk: una scrivania unica con schermo trasparente che funge da display secondario, componenti del computer visibili al di sotto e un sistema a portale X/Y che sposta la bobina di ricarica dove serve.

Automazione, salute e un Mac Mini integrato nel telaio

La scrivania agisce anche da assistente hardware per l’ufficio. Nel telaio inferiore trova alloggio un Mac Mini integrato, configurato per gestire i monitor esterni e tutta la parte logica della postazione. Il display sul pannello mostra invece un tracker delle attività quotidiane, dove ogni obiettivo completato illumina un punto luminoso sul piano.

L’attenzione al benessere fisico passa da un sensore visivo che monitora costantemente la postura: se la telecamera rileva che si resta seduti per oltre 60 minuti, il sistema attiva un segnale luminoso su tutta la superficie e mostra un pulsante virtuale sul display per sollevare automaticamente la struttura all’altezza salvata in precedenza. C’è poi un promemoria meccanico piuttosto insolito per l’idratazione: sfruttando un elettromagnete dedicato posizionato sul carrello della bobina mobile, la scrivania sposta fisicamente la tazza d’acqua davanti all’utente con frequenza oraria, per invogliarlo a bere senza doverci pensare.

Contro la dipendenza da notifiche arriva infine la modalità di concentrazione, che avvia un timer di 25 minuti proiettato direttamente sotto lo schermo dello smartphone. Se la sessione viene interrotta sollevando il telefono prima del termine, la bobina rifiuta temporaneamente di ricaricare il dispositivo una volta riposizionato sul piano: un blocco fisico pensato per migliorare l’attenzione durante le ore lavorative.

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